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"A partire da una data età - annota Marcel Proust in Albertine scomparsa - i nostri ricordi sono tanto incrociati gli uni con gli altri che la cosa cui si pensa, il libro che si legge, non hanno quasi più importanza. Abbiamo messo ovunque qualcosa di noi, tutto è fecondo, tutto è pericoloso ed è possibile compiere scoperte altrettanto preziose nei Pensieri di Pascal quanto nel foglietto pubblicitario di una saponetta". Come il giovane Proust tende l'orecchio al rumore dell'acqua che passa per le tubature di casa e pensa alla madre che si lava, e il ricordo di una "madeleine" inzuppata nella tazza di tè lo beneficia per l'intera vita futura, così Gian Paolo Dulbecco ha il dono di addentrarsi con disinvoltura nei prodigiosi meandri della sua memoria storica e personale, per riemergerne soltanto dopo avere recuperato i temi, le situazioni e le idee più adatte: quelle che metteranno in moto la sua creatività, permettendogli di soddisfare il suo bisogno di narrare mediante il linguaggio della pittura. (...) Basta sentirlo parlare, Dulbecco, per capire che è un artista che legge moltissimo. Le sue letture preferite sono i libri di storia antica, le favole medievali, i testi sacri. Gli domandiamo come mai diversi dei suoi quadri siano dedicati a storie bibliche o evangeliche, con temi quali la Natività o Babilonia. Ancora una volta la sua risposta mira volutamente alla semplicità, per non dire alla semplificazione. "Quando dipingo ho bisogno di trovare una storia da raccontare. Trovata la storia, l'idea c'è già; è lì, a mia disposizione. Ed io mi limito a rivestirla di forma e di colore.(...) Un altro aspetto che balza agli occhi è la misura dell'opera di Dulbecco che è in un certo senso la misura della predella, dei piccoli dipinti a corollario. Lo è, se si vuole, soltanto in un senso figurato, ma non certo in senso poetico. Infatti tutta la sua produzione più recente , così intensa di colore e di tecnica , rivela un impegno sempre più maturo e compiuto di ricerca espressiva. In ogni suo quadro, lo spiccato gusto ornativo assume un ruolo ancillare nei confronti di una poetica vagamente surreale, nella quale l'aspetto teatrale e l'amore per la scenografìa aiutano Dulbecco a isolare e a mettere a fuoco storie sempre più ricche di arcani riverberi simbolici. Assolutamente degna d'attenzione, sotto questo profilo, è la serie di opere dedicate al mondo dei Tarocchi: un', "un soggetto poliedrico", ci spiega Dulbecco, "una commedia umana d'origine incerta" che sembra fatta apposta per concedere alla fantasia dell'artista infinite possibilità di dare corpo ai suoi straordinari estri d'invenzione fiabesca.
Bruno Segre
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