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Esoteriche visioni tra risalenti surrealtà II lavoro di ricerca di Gian Paolo Dulbecco si inserisce nell'alveo della più recente indagine colta che, nell'ambito di percorsi neofigurativi, tenta un recupero, attraverso una citazione risemantizzata, di percorsi già felicemente battuti da ricerche antiche e da più recenti sperimentazioni. La stagione "primitiva" italiana e fiamminga è amabilmente coniugata con l'impianto dominante tipicamente metafisico, riportabile a Savinio ed a De Chirico, mentre più isolate appaiono le testimonianze riferibili alla pittura surreale ed a Magritte in particolare. L'artista dialoga, senza particolare timore reverenziale, con veri e propri paradigmi della cultura figurativa europea, riuscendo ad individuare percorsi raccordabili per l'instaurazione di un linguaggio, magari dal sentire postmoderno, ma che sappia tornare ad operare una fascinazione emotiva sull'osservatore. Vere e proprie scene e folgorazioni spirituali nel contempo, i paesaggi di Dulbecco sembrano la dissezione anatomica della psiche, nella quale, attraverso il tempo della cultura, sono precipitati e rimasti a lungo senza nome, antichi retaggi di civiltà che ora chiamiamo dissepolte a seguito dell'oblio della memoria. Non, quindi, un lavoro di scavo, ma di dissolvimento della nebbia che occlude il recupero della conoscenza, a causa soprattutto dell'attuale inquinamento da apparenza di idee.
Nicola Scontrino
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